Il Frutto del Giardino Selvaggio


Il crepuscolo alle mie spalle,
solo gli echi della foresta pluviale dietro i miei ricordi.
Di fronte il sole del mattino morde i miei occhi,
fende il gelo sulle mie braccia nude,
sul mio volto che le foglie non possono più cercare.

Ora solo il giardino selvaggio violentato dal sole,
l'aria tiepida del mattino canta il suo pianto,
lode la sua vittoria sulla notte ormai estinta,
la notte infranta specchio del nulla,
i suoi cocci sull'erba ormai schiavi del sole.

Cocci in movimento,
riflessi verdi come foglie pensanti,
il rumore dell'acqua,
due laghi davanti al mio volto,
mi guardano, rapiscono i miei occhi.

Mi sento cadere,
mi sento volare,
un fuoco freddo esplode in me,
divampa silenzioso dolce e doloroso,
mi strappa da me stesso, dal tempo, da tutto.

Mi sveglio,
ora un albero,
un solo frutto dolce e carnoso,
la sete divampa,
l'appetito mi scuote.

Un solo frutto,
uguale alle mie labbra,
si schiude,
mi attira a se,
il frutto del giardino selvaggio.