Star Wars Episodio I
La colonna sonora

Introduzione

Sebbene nelle sale italiane, vedremo apparire il nuovo “Guerre Stellari” solo a Settembre, il 4 Maggio 1999 è uscita in contemporanea mondiale, la colonna sonora del film.

Tutti coloro che hanno familiarità con lo stile con cui John Willimas arricchisce di colori i film che orchestra, non avranno difficoltà ascoltando il cd, ad immaginare l’atmosfera del film, che a tratti imponente, drammatica e impetuosa, le note della colonna sonora non possono fare a meno di rivelarci. E un po’ come vivere un’anteprima della storia, sicuramente molto personale comunque, ma che tuttavia, non lascia alcun dubbio sulla forza emotiva di ciò che le note vogliono raccontare. Alcuni preferiranno certamente evitare questo primo approccio con il film, nel timore di rovinarsi lo spettacolo finale, ma è anche vero che tale assaggio musicale potrebbe rendere più attesa l’uscita della pellicola. Comunque, al di là da queste considerazioni forse un po’ troppo astratte, l’ascolto di questa colonna sonora, può essere sicuramente giustificato anche da semplice curiosità musicale, lasciando da parte e sforzandoci di rimanere distaccati da ciò che le melodie sembrano volerci raccontare.

Per cui in questa sede, sarebbe più opportuno limitarsi ad un’analisi tecnica del prodotto, come se fosse fine a se stesso, rimandando a dopo la visione del film, considerazioni più legate alla riuscita delle musiche nell’amalgama con la storia.

Un po’ di storia

John Williams nato a New York nel 1932, è uno dei più affermati compositori di colonne sonore di quest’epoca, oltre alla saga di “Guerre Stellari”, ha realizzato le musiche di quasi tutti i film di Steven Spielberg: E.T., Indiana Jones, Incontri ravvicinati del terzo tipo, lo squalo, Hook, Jurassic Park, Schindler’s List, Amistad, Salvate il soldato Ryan; meritando numerosi Oscar e nominations per molti di questi.

Una delle prime colonne sonore di successo più riuscite è quella di E.T. La sua la ricchezza melodica e il crescendo emotivo dei brani, hanno senza alcun dubbio avuto molta influenza sulla riuscita del film. Di notevole spessore sono sicuramente “Over the moon”, guidato da una malinconica melodia per piano. Poi l’ultimo brano della colonna sonora, dove un movimentato di violin, riesce ad accompagnare in maniera quasi magica, il volo di un gruppo di ragazzini in bicicletta, durante una delle scene finali del film.

L’autore durante la sua lunga carriera, è riuscito a creare motivi orchestrati difficili da dimenticare: Superman, ET, Incontri ravvicinati, Guerre Stellari. Anche se bisogna ammettere, che dal punto di vista compositivo, era difficile scorgere qualcosa di veramente nuovo. Ascoltando attentamente “Guerre Stellari” per esempio, non è difficile intravedere, evidentissimi richiami di alcune famose sinfonie di Beethoven, e tuttavia nella stragrande maggioranza dei casi, gli arrangiamenti orchestrali delle varie realizzazioni, non si differenziavano in maniera molto evidente tra loro.

Solo in questi ultimi anni, John Williams è maturato in maniera impressionante, sfoggiando uno spessore stilistico nella composizione e negli arrangiamenti orchestrali, che cambia completamente da un film all’altro, rendendo difficile se non ad un attento ascolto, riconoscerne l’impronta immediatamente.

Il film “Indiana Jones e l’ultima crociata”, uscito nel 1989, e per il quale il compositore ha ricevuto la nomination all’Oscar, rappresenta un passo importante della maturazione dell’autore, che inizia ad esplorare vie nuove per esprimere il proprio talento artistico, senza oltretutto far rimpiangere il suo stile precedente ormai più che collaudato.

E interessante costatare come in un film come Hook, (1991, nomination all’Oscar per la migliore canzone) visto le tematiche poco impegnative, a parte il tema principale della colonna sonora, la realizzazione e gli arrangiamenti sono tecnicamente più complessi dei lavori precedenti, discostandosi in maniera netta dallo stile abituale dell’autore.

Ma il vero passo in avanti è stato compiuto con "Schindler’s List", che nel 1993 gli fece meritare una statuetta d’oro. Lo spessore compositivo, emozionale ed artistico, di questa bellissima colonna sonora, è altrettanto evidente anche considerandola come opera a se stante, staccata completamente dal film per il quale è stata creata. Nel suo contesto sono stati inseriti due brani gia noti (“OYF’N Pripetshok”, composto da Mark Warschafsky, ed eseguito dal “Li-Ron Herzeliya Children’s Choir” di Tel-Aviv, e “Yeroushalaim Chel Zahav”, scritto da Naomi Shemer, ed eseguito dal “Ramat Gan Chamber Choir, sempre di Tel-Aviv), che si amalgamano perfettamente con le tematiche e gli arrangiamenti dell’artista americano. Il violino del famosissimo Itzhak Perlman, accompagnato dalla “Boston Symphony Orchestra” arricchisce di drammatica malinconia l’atmosfera di molti brani.

“Jurassic Park” (1993) è una realizzazione sicuramente riuscita, ma ricalca in linea generale lo stile classico dell’autore negli anni precedenti. Nel seguito, “Il Mondo Perduto” (1997), si inizia a notare, la volontà di proporre qualcosa di nuovo: nel tessuto compositivo fondamentalmente classico, sono stati inseriti numerosi movimenti percussivi dalle cadenze tribali, che conferiscono ai brani una dinamicità tale, da dare l’impressione di trovarci coinvolti in una drammatica scena di caccia in mezzo alla giungla.

“La minaccia fantasma” benché ricalchi giustamente, alcune tematiche dalla saga precedente di “Guerre Stellari”, è il risultato dell’esperienza acquisita da John Williams, dopo aver realizzato più di 75 colonne sonore per Film. Allontanatosi definitivamente dallo stile che lo ha accompagnato fino a metà degli anni ’80, riesce ormai a imporre la sua impronta compositiva, proponendo sempre qualcosa di nuovo, anche con approcci completamente estranei allo stile prettamente classico, armonizzando il tutto, quasi fosse una perfetta alchimia di suoni.

La Minaccia Fantasma

Ciò che è più evidente, iniziando l’ascolto del CD della colonna sonora, sono la qualità dei suoni e dei missaggi, decisamente a ottimi livelli. Ascoltato a volume alto, la loro pulizia cristallina e dinamicità, fanno ben sperare sul sonoro del film di prossima uscita. Le registrazioni e i missaggi sono stati realizzati da Shawn Murpy (Hook, Jurassic Park, Schindler’s List, Il Mondo Perduto) negli studi “Abby Road”, ulteriori missaggi hanno interessato il ”Todd-AO Scoring Stage” e naturalmente lo “Skywalker Scoring Stage”. Le musiche composte e dirette da John Williams, che è anche il produttore dell’album, sono eseguite dalla “London Symphony Orchestra”. Hanno collaborato in alcuni brani i cori “London Voices”, e “The New London Children’s Choir”. Il CD diviso in 17 tracce, ha una durata totale di 74 minuti circa. Faremo ora una panoramica dei brani chiave e più interessanti dell’intero lavoro.

Copertina

Star Wars Main Title and The Arrival at Naboo

Ovviamente il tema principale di Guerre Stellari è sempre quello che ormai tutti conosciamo, anche se le differenze a livello d’esecuzione e sonorità pur confrontandolo con l’ultima riedizione “Star Wars a new Hope” sono notevoli: l’esecuzione di quest’ultimo da l’impressione d’essere meno fluida e legata. La seconda parte, “The Arrival at Naboo”, introduce una breve aria per archi, la cui drammaticità ricorda l’atmosfera creata da Elliot Goldenthal in “Intervista col Vampiro”.

Duel of the Fates

E forse uno dei brani più impressionanti dell’intera colonna sonora, la linea melodica su cui è costruito è molto semplice, ma il suo dinamismo e la sua irruenza, lo rendono drammatico e imponente allo stesso tempo. Un ritmo incalzante d’archi basato appena su cinque note, accompagna due linee melodiche, la prima eseguita coi fiati, la seconda con un coro vocale: il “London Voices”. Dopo, i due temi, creati sullo stesso giro d’accordi, iniziano ad intrecciarsi e a rincorrersi quasi fossero amanti. Brevi momenti di quiete vengono scossi dall’improvviso incalzare degli archi e dei cori, in un susseguirsi di note potenti, che creano un’atmosfera che lascia presagire la spettacolarità della sequenza cui appartiene questo brano di grande impatto.

Anakin’s Theme

In questo nuovo tema costruito sugli archi, che fa la sua apparizione nel nuovo episodio della saga, si intravede lo stile malinconico di brani quali “Joda” o “Luke e Leila”, con la raffinata e struggente drammaticità dei temi di “Schindler’s List”. La melodia inizialmente sembra orecchiabile, ma prima di lasciarcene afferrarne il motivo, alcune note dissonanti ne trasformano la forma, rendendola più sinuosa, meno prevedibile, come se celata dietro questa atmosfera malinconica incombesse un destino drammatico. Di tanto in tanto, emerge appena accennato, il tema di “Darth Vader”, che chiude il brano, sottolineando ancora una volta l’incombere di qualcosa d’oscuro.

The Sith Spacecraft and The Droid Battle

Di diverso genere questo brano, appartiene alla categoria delle “action tracks”, già dall’inizio, un suono cupo e rapido di percussioni ci fa presagire il tipo d’atmosfera che incontreremo, impetuosa e incalzante, come l’autore ci ha abituato nei migliori temi d’azione. Il motivo che da vita a quest’impeto sonoro è formato guarda caso, sicuramente la cosa è stata voluta, dalla stessa sequenza di note del tema di “Darth Vader” trasposta di tre semitoni più in alto e con una cadenza diversa. Per dare un’idea del ritmo del brano, la nota d’inizio del tema precedente, era ripetuta tre volte in maniera lineare, in questo caso invece la ritroviamo nove volte in gruppi di tre. Di tanto in tanto riemerge da questo mare impetuoso di suoni il tema per archi di “Duel of the Fates”.

The Arrival at Tatooine

Molto dinamico nella struttura, questo brano è più completo dei precedenti, per la varietà di movimenti che propone. Dall’inizio allegro che subito diviene cupo, trasformandosi verso la metà, dopo un’introduzione imponente con strumenti a fiato, in un movimento molto simile al tema principale del “Mondo Perduto”, sebbene in questo caso assuma più i connotati di una gloriosa marcia militare. La seconda parte sempre più in crescendo, vede in primo piano la sezione fiati, che più volte propone una piroetta di note che ricorda molto il finale di “E.T.”. La conferma che il brano voglia dare l’idea di una marcia militare arriva durante il finale che sfuma con la rullata di un tamburo.

Panaka and the Queens’ Protectors

Questa è un’altra “action track” notevole, dove fa la sua apparizione un altro tema molto brillante per fiati e ad ampio respiro. Subito dopo il primo ritornello che è ripetuto una seconda volta trasposto, emerge dalle note il tema principale di Guerre Stellari. In un secondo tempo, fra burrascose ondate d’armonie possiamo risentire l’indimenticabile motivo eseguito per archi di “Duel of the Fates”. A metà del brano, durante una pausa, una serie di percussioni c’introduce alle seconda parte inizialmente più calma, ma via via in crescendo. Dopo un’emozionante corsa senza respiro tra le note, il finale giunge immediato e repentino.

The Droid Invasion

Un esteso inizio percussivo dalle sfumature marziali, introduce un’aria molto movimentata a tempo di marcia, che in un crescendo sempre più violento assume con lo scorrere delle note, un’aria più incombente e drammatica. Al centro del brano, un attimo di pausa ci riporta a canoni più orecchiabili e melodici, mantenendo pur sempre l’atmosfera precedente.

Ad un certo punto gli strumenti zittiscono, lasciando il posto ad un suono lontano e angoscioso, che emerge da un tappeto di violini che sfuma, quasi fosse l’ultimo gemito di una creatura meccanica prima di spegnersi. Su basse tonalità d’archi, un coro di voci cupe, seguito da uno più grave, permea l’atmosfera come una densa nebbia che giunge improvvisa.Ma quando il brano sembra risvegliarsi con la sua iniziale energia, termina sfumando con lo stesso ritmo incalzante d’archi di “Duel of the Fates”.

The Hight Council Meeting and Qui-Gon’s Funeral

Dopo una serie di brani dai temi cupi e minacciosi, un soave tappeto d’archi ci fa entrare in un’atmosfera dai colori malinconici, sottolineata dalla presenza di tanto in tanto di qualche nota d’arpa. Il motivo è inedito e d’imponente tristezza. Strumenti a fiato sostituiscono gli archi, e l’atmosfera assume così, sfumature più iridescenti. Ma il momento sembra durare poco, infatti, emerge lentamente il bellissimo tema di “Joda”, ma solo le prime quattro note; e subito dopo un accenno alla melodia di “Darth Vader”: tutto questo sembra volere anticipare qualcosa. Ma un cupo coro di voci, come solo in opere sacre possiamo ascoltare, muta radicalmente le emozioni trasmesse fino a quel momento. L’atmosfera è cupa, è drammatica, molto di più di ciò che l’autore era riuscito a trasmettere con “Schindler’s List”. Una breve pausa delle voci lascia lo spazio ad appena sette note del tema di “Luke”. Dopo, il coro riemerge, più invigorito, colorito da voci soprane, e raggiunge il suo apice di drammaticità spegnendosi poi con su un accordo dissonante.

Angie’s Great Municipal Band and End Credits

Sulla falsa riga della ballata degli “Ewok”, questo brano rivela un gran finale sullo stile dell’ultimo film della prima saga. Un coro di voci infantili, il “New London Children’s Choir”, esegue un motivo semplice e allegro, che non ha certo nulla a che fare che le atmosfere cupe dei brani precedenti. Il tema, come avevamo già sentito in passato, termina con l’inizio del motivo principale di Guerre Stellari. E poi riproposto “Duel of the Fates”. Purtroppo però, si ha l’impressione che i brani non siano ben legati, come gli arrangiamenti degli “End Credits” del passato ci avevano abituato. Segue poi il tema di “Anakin”, scelta azzeccata per il finale, visto che si chiude con l’ormai più volte ripercorse cupe note di “Darth Vader”.

Conclusione

“La minaccia fantasma”, è certamente una colonna sonora sia interessante sia, emozionante. Anche se propone tematiche orecchiabili, come ci aveva abituato John Williams nei film meno impegnati del passato, la struttura dei brani regge su tutt’altre basi, che vanno ben oltre la semplice melodia. E ormai evidente la maturità artistica dell’autore, capace in modi sempre diversi, di creare atmosfere molto forti, che grazie alle sue capacità compositive e negli arrangiamenti, si alternano, si susseguono e si intrecciano in modo armonioso, malgrado ognuna di esse evochi stati d’animo anche completamente diversi gli uni dagli altri. Questo è senza alcun dubbio uno del migliori lavori che ha realizzato, considerando anche il tipo di tematiche che il film propone. Anche se ci sono alcuni brani la cui struttura e intimamente legata ai momenti d’azione del film, gran parte della realizzazione può essere tranquillamente assimilata svincolandola dal ruolo di “colonna sonora”, al di fuori del quale dimostra senza alcuno sforzo il suo valore musicale artistico.