Vent'anni di effetti speciali

Nel 1977 un film cambiò radicalmente il mondo del cinema di fantascienza, dando inizio ad una rivoluzione senza pari del modo di concepire e realizzare gli effetti speciali per il cinema: Guerre Stellari.

Solo due anni prima, nel Luglio del 1975, quando la saga era ormai già stata scritta, nasce l’Industrial Light & Magic (ILM) per produrre gli effetti speciali del film. Lo stesso anno viene allestito lo “Sprocket System” per l’edit ed il missaggio sonoro: più tardi sarà conosciuto come lo “Skywalker Sound”. Guerre Stellari batte ogni record d’incassi, e riceve sei “Academy Awards” come film originale, montaggio, audio, scenografie, costumi, trucchi, e un premio speciale per gli effetti sonori.

Fino a quel momento, e precisamente nove anni prima, l'unica realizzazione che portò ad una vera rivoluzione, fu "2001 odissea nello spazio" di Stanley Kubick, che merita tuttavia di essere catalogato più come genere filosofico che fantascientifico. Difatti, il futuro tecnologico immaginato nel film, non era poi molto distante in ordine di tempo dalle conoscenze scientifiche di quell'epoca, affermazione che ha trovato tuttavia conferma solo grazie ai progressi scientifici che stiamo vivendo recentemente.

Fino allora, il cinema era stato invaso da alieni più o meno ostili provenienti da ogni angolo dell'universo, che avevano comunque iniziato a fare la loro comparsa sulle pellicole solo dal dopoguerra. Il salto di qualità che separa le realizzazioni di questo tipo dal film di Lucas, è troppo netto perché giustifichi l'evoluzione degli effetti speciali, semplicemente come una graduale acquisizione d'esperienza da parte dei realizzatori: il cambiamento è stato, infatti, praticamente improvviso.

Bisogna comunque citare due produzioni televisive, che diedero un contributo non indifferente alle tecniche per la realizzazione degli effetti speciali: "Star Trek" e "Spazio 1999". La prima, nata verso la fine degli anni '60, è ancora oggi, sia a livello televisivo sia cinematografico uno dei maggiori punti di riferimento della fantascienza attuale.

A distanza di più di vent'anni, il realismo degli effetti speciali del primo film della trilogia è ancora innegabile. "L'impero colpisce ancora" e "Il ritorno dello Jedi", quest'ultimo uscito circa sette anni dopo il primo film della saga, hanno evidentemente portato ad un'ulteriore evoluzione delle tecnologie impiegate dalla nascente ILM, sebbene non ai livelli rivoluzionari di "Guerre stellari". Difatti, anche se hanno fatto la loro comparsa scenografie suggestive come quella della città delle nuvole nell'"Impero colpisce ancora", o scene d'azione sempre in quest'ultimo del "Millenium falcon" inseguito in un campo d'asteroidi, o dell'attacco delle forze imperiali all'avamposto ribelle nel paesaggio innevato, senza parlare dell'inseguimento nel mezzo della foresta degli "Ewoks" dell'ultimo episodio, è evidente che sono stati riutilizzati i progetti dei mezzi spaziali del primo film, sebbene migliorati e arricchiti di dettagli. L'ultimo modello della morte nera, quella in costruzione, raggiungeva un diametro di circa due metri.

Se ci si sofferma a riflettere su alcune tecniche per ottenere certi effetti ottici, o per incrementare i dettagli dei modelli, non si può fare a meno di sorridere, soprattutto in virtù dell'ottima qualità dei risultati ottenuti. Per fare un esempio tra i più banali, gli sfondi stellati, erano realizzati ponendo dietro un telo nero coperto da numerosissimi forellini d'ogni dimensione, una forte sorgente luminosa. E un effetto casalingo, e chiunque in pochi minuti può costatarne l'efficacia. Se poi si considera che praticamente tutti i dettagli meccanici dei mezzi spaziali, furono ricavati da scatole di montaggio di modellini di navi e aerei militari, si resta stupefatti davanti alla complessità degli incrociatori imperiali e della "morte nera", coperti da una sorte di tessitura meccanico-frattale d'immane complessità.

Il "mat painting" utilizzato per ampie inquadrature, come angar della "morte nera", o il fondale desertico dove appare il palazzo di Jabba, è una tecnica diffusissima ancora tutt'oggi, là dove sono sufficienti fondali statici, o per abbattere i costi di produzione evitando l'utilizzo della grafica digitale tridimensionale.

In quest'ultimo decennio abbiamo assistito, ad una vertiginosa informatizzazione del nostro mondo, che ha evidentemente coinvolto anche il modo di fare cinema. Ormai le tecniche digitali sono utilizzate anche in riprese dove apparentemente non vi sono effetti speciali. Si può per esempio, intervenire digitalmente sulla pellicola, per aumentare la dimensione delle folle, sia composte da animali o persone, evitando di aumentare i costi di produzione a causa di un numero troppo elevato di comparse. Si possono cancellare in post produzione, elementi che facilitano la realizzazione delle scene, come i cavi che sostengono un attore che precipita, o aggiungere scariche elettriche ed esplosioni in maniera realistica, evitando così, di esporre la troupe ad inutili pericoli.

Ma il contributo più spettacolare della computer grafica, è stato quello che ha permesso di creare l'impossibile rendendolo credibile, di coinvolgere l'immaginario collettivo spostando il confine tra reale e fantastico, talvolta sfumandone e sovrapponendone i contorni, al punto di farci credere che su un'isola disabitata, un gruppo di scienziati è riuscito a far rivivere i dinosauri, o che davanti ai nostri occhi, un documentario ben riuscito, ci mostra la tragedia dell'affondamento del Titanic.

E innegabile, che la realizzazione che ha portato alla vera e propria rivoluzione degli effetti speciali tramite la computer grafica tridimensionale, sia “Jurassic park”. Inizialmente, tutte le creature del film dovevano essere realizzate tramite modelli animatronics in scala reale, e di dimensioni ridotte “passo uno”. Ma successivamente, grazie all’ottima riuscita d’alcune demo realizzate dalla ILM al calcolatore, tutti i modelli “passo uno” sono stati sostituiti dai loro equivalenti in computer grafica. Si sono viste scene, in cui compariva il T-Rex animatronics in scala reale, e allo stesso tempo in computer grafica; altre in cui vi erano Velociraptor sia manovrati da attori, sia digitali, e tutto questo senza discontinuità, perfettamente amalgamato e credibile. In merito mi viene in mente un episodio divertente, di cui sono stato spettatore durante una proiezione di “Jurasic park”.

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Jurrasic Park. Alex Seiden, responsabile della conputer grafica presso la ILM, lavora sui dettagli della texture di un "Velociraptor" per la sequenza nella cucina.

Durante una scena in cui un bue è introdotto nel recinto dei Raptor, (evidentemente in carne e ossa, d'altronde non si sono ancora estinti), una spettatrice di fronte a me criticò la buona riuscita della scena, sottolineando quanto fosse evidente che il bue fosse finto: al momento mi chiesi, se per caso non credesse che i dinosauri fossero reali.

 

Con “Jurassic park” si può parlare di rivoluzione per quel che concerne la computer grafica, grazie soprattutto al fatto che non è distinguibile come tale e soprattutto com' effetto speciale, se non per la consapevolezza da parte dei più adulti che i dinosauri non esistono. Anche se dopo la visione del film, grazie all’efficacia delle tecniche usate, sarebbe quasi più lecito credere all’esistenza nei giorni nostri dei dinosauri, piuttosto che ad un troupe di tecnici di effetti speciali capaci di un tale risultato.

C’è da dire che i primi effetti in computer grafica di straordinaria spettacolarità fecero la loro comparsa, sempre grazie all’ILM, qualche anno prima in “Terminator, il giorno del giudizio” e Abyss.

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Jurrasic Park, il Mondo Perduto. Varie versioni di "Velociraptor" animatronics.

Bisogna tuttavia ammettere che soprattutto nelle scene più eclatanti tali effetti tradivano la loro natura, difatti le sequenze che interessavano il cattivo del film di Cameron, e precisamente le trasformazioni del droide T1000, erano state concepite per adattarsi agli strumenti di grafica tridimensionale dell’epoca. Persino ora non si è ancora riusciti a creare un essere umano virtuale indistinguibile da uno reale, quindi era stato scelto un unico materiale, il cromo, sebbene la sua alta capacità di riflessione ne rendesse comunque complicata l’implementazione, a causa dell’interazione che doveva avere con gli elementi reali delle riprese.

Se è doveroso ricordare che il primo film in cui compare la computer grafica risale a molto tempo addietro, e mi riferisco a Tron, è comunque necessario fare alcune considerazioni. All'epoca in cui uscì, la grafica digitale era talmente poco evoluta, che il film fu praticamente realizzato intorno ad essa: fu studiato un soggetto basandosi sugli strumenti al momento disponibili. Negli ultimi dieci anni sta avvenendo esattamente il contrario: i realizzatori, senza porsi alcun problema tecnico, chiedono una cosa ben precisa, e il team degli effetti speciali, in base al budget, deve escogitare il sistema per ottenere i risultati voluti nel miglior modo possibile. Gli ultimi anni di cinema ne sono la dimostrazione.

E pur vero che queste tecnologie, sempre più accessibili e ad un costo sempre minore (a titolo d'esempio uno dei software più utilizzati da Holiwood è acquistabile per pochi milioni di lire da un privato), presenta il rovescio della medaglia: si sono viste molte produzioni, anche ad alto budget, costruite intorno alla spettacolarità degli effetti speciali, senza badare alla storia e ai dialoghi. E quindi auspicabile che dopo questo periodo, dove si è vista una vertiginosa impennata degli effetti digitali usati a profusione e ovunque, le produzioni s'impegnino a considerare la computer grafica più come un mezzo espressivo che come un fine.

Soprattutto negli ultimi anni gli animatori hanno dovuto programmare software dedicato, e shaders per la resa delle superfici al computer, per soddisfare le esigenze dei realizzatori di un dato film, strumenti che hanno comunque trovato la loro utilità dopo essere stati estesi e migliorati in produzioni successive. Programmi di grafica 3D accessibili anche ai privati, come LightWave, uno dei più diffusi sia nel mercato "broadcasting" che cinematografico, hanno subito evoluzioni grazie all'intervento di società come la "Digital Domain" che ne ha esteso le funzionalità trovandosi di fronte alla necessità di riprodurre un dato effetto. Per cui nei computer che utilizziamo quotidianamente nelle nostre case, abbiamo accesso a strumenti sempre più strabilianti, e a costi sempre più accessibili, grazie alle produzioni cinematografiche.

 

L’epoca che precede questo impetuoso decennio, è stata protagonista delle più importanti evoluzioni delle tecniche animatronics, ormai giunte con l’ausilio dell’informatica, e delle tecnologie impiegate per i simulatori militari, a livelli impensabili vent’anni or sono. Se ne possono citare alcuni prestigiosi esempi: “King Kong”, “Lo squalo”, “E.T.”, “Gremnlins”. Taluni si saranno chiesti come sarebbe stata la saga di guerre stellari se fosse nata a cavallo di questi due periodi, anche se è più interessante domandarsi cosa ne sarebbe oggi del cinema di fantascienza se le cose fossero andate diversamente.

Nel frattempo, progettando di realizzare una nuova saga di "Guerre Stellari", guarda caso durante un periodo di maturità delle ultime tecniche, Gerorge Lucas ha pensato bene di riscaldare il pubblico riproponendo la vecchia trilogia in una nuova veste con migliorie e aggiunte in computer grafica. Approfittando del fatto che i più giovani non avevano ancora assistito ai tre film sul grande schermo, la trilogia è stata riproposta nelle sale cinematografiche, dopo essere stata convertita in digitale, migliorandone la resa visiva e sonora. Soprattutto nel primo episodio si può assistere alla sostituzione di alcuni effetti speciali, e all'aggiunta di scene, all'epoca d'impossibile realizzazione, come Jabba che discute animatamente con Han Solo camminando al suo fianco, o la comparsa di strani animali, mezzi locomotori delle truppe imperiali, nel deserto di Tatooine.

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La minaccia fantasma. La battaglia spaziale finale culmina con l'esplosione dell'astronave "Neimodian" sopra il pianeta "Naboo". L'effetto è stato realizzato combinando elementi pirotecnici con immagini generate al computer.

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La minaccia fantasma. Questa sequenza della battaglia di terra durante il finale del film, è stata generata interamente in computer grafica con l'utilizzo di software per la gestione delle folle.

“La minaccia fantasma” rappresenta l’ultima tappa, e comunque una delle più importanti, nell’evoluzione degli effetti digitali e non. Ormai ci troviamo di fronte a realizzazioni non più concepite per adattarsi agli strumenti attuali, ma quasi ormai prive da ogni vincolo creativo. In questo film nulla è stato lasciato al caso, non siamo più all’epoca dove si utilizzavano pezzi provenienti da scatole di montaggio di modellini per aggiungere dettagli delle astronavi, ogni cosa è stata studiata in maniera maniacale: dalle scenografie fino gli stili architettonici delle ambientazioni senza ignorare ogni piccolo dettaglio come gli accessori da cucina, nei mezzi terrestri e spaziali ogni parte è stata studiata come se l’oggetto dovesse funzionare realmente, ed esistono nuove specie animali talmente convincenti da sembrare creature esistenti ma non ancora scoperte.
Tutto questo è stato creato in una perfetta sinergia tra modelli in scala reale e ridotta, costumi, animatronics, ed elementi in computer grafica, grazie ad un’equipe che ha lavorato impiegando la propria professionalità e passione senza compromessi per numerosissimi mesi, “solo” per creare un film che dura poco più di due ore.

 

E lecito considerare, che difficilmente chi non esercita nel campo, possa realmente essere consapevole delle enormi difficoltà e del talento necessario, per ottenere tali risultati, e quanto tempo e perseveranza siano necessari per creare qualcosa che può apparire come poco di più che un gioco. Non siamo più nella prima metà del secolo all’epoca del primo “King Kong”, ormai il pubblico è più maturo, più esigente, è abituato alla spettacolarità e come tale n'è sempre più assetato, oltre ad essere ormai quotidianamente circondato dagli strumenti capaci di produrre tutta questa magia. Per tale motivo è più preparato e consapevole.

C’è da chiedersi se almeno nel campo degli effetti speciali, l’intervento dei critici, soprattutto quando sono estranei alle ultime evoluzioni nel campo dell’intrattenimento, sia lecito, soprattutto in virtù dell’ormai sempre più matura preparazione del pubblico, che tutto sommato è l’unico punto di riferimento veramente importante.

Siamo comunque solo agl'inizi di una nuova rivoluzione degli effetti visivi, "La minaccia fantasma" fa solo intravedere cosa ci aspetterà nel futuro più prossimo. Già il secondo episodio della nuova trilogia rappresenterà una nuova pietra miliare: il film sarà realizzato interamente con tecniche digitali. Immaginare quello che ci aspetterà nel terzo è di gran lunga fuori dalla nostra portata, e comunque, la produzione di effetti speciali subirà sicuramente impressionanti cambi di rotta anche grazie a produzioni di altro genere prossime e venture. E lecito supporre che neanche le case produttrici possano avere un'idea precisa di ciò che accadrà, e questa forse è una delle incognite più intriganti.

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La minaccia fantasma. Il modello di un caccia stellare di "Naboo" durante le riprese davanti al "blue screen".

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La minaccia fantasma. Le riprese del "Prodrace" sono state realizzate in esterni per aprofittare della luce naturale del sole.


Alcune società che si occupano di effeti speciali per il cinema