Beliar
Beliar

…Allora fu consapevole di ciò che stava accadendo. Sentì vicino a lei l'incombere di una presenza avversa a cui si era quasi abbandonata completamente, soggiogata da pulsioni che appartenevano solo al suo corpo fisico. In un brevissimo attimo di profonda angoscia fu consapevole che accettando l'invito si sarebbe persa per sempre. Il panico che la sopraffece in quel momento andava ben oltre le paure più ancestrali dell'essere umano, oltre il timore della morte; si sentiva come se fosse stata a pochi passi dal perdere qualcosa di più prezioso della vita, come se esistesse un destino più ineluttabile…

…Il varco che prima era sembrato un'enorme bocca in realtà ora era tutt'altro: pareva quasi un vortice che collegava non due punti differenti dello spazio, ma diverse realtà; non si apriva verso una direzione precisa ma ovunque, come se il sogno, imitazione del mondo reale, fosse solo un involucro oltre il quale il concetto di esistenza non poteva avere alcun senso. Quella breccia che inghiottiva i corpi laceri che poco prima avevano tentato di afferrarlo, metteva in comunicazione il mondo dell'esistenza con il nulla più assoluto, dove anche il buio e il vuoto erano banditi…

…Le parlò senza muovere le labbra, le raccontò come si era fatto chiamare un tempo, e le disse anche che quell'essere ora apparteneva solo ad un passato per lungo tempo incompiuto. Parlò di come fossero simili loro due, ma solo per quella condizione d'incompiutezza che li aveva accomunati, e che accomuna tutte le creature viventi…

Tratto dal "Collezionista di sogni"