The Cage
Copertina The Cage Retro
Gabbia CD
Onda Studio
Chitarra Dario
iMove
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La Grafica
Genesi di un progetto

Durante l'Agosto '98 intrapresi questo progetto, che mi ha impegnato per circa tre mesi. Benché l'album fosse giunto al termine della produzione, all'epoca non c'era un distributore, quindi non si sapeva quando e se sarebbe uscito. M'impegnai in ogni modo nella realizzazione della copertina come fosse un progetto personale.

Inizialmente la scena era stata concepita in maniera differente: una chitarra dentro una gabbia, al centro di un laboratorio fantascientifico. Sia la prima sia la seconda dovevano apparire invecchiate, fuori contesto e in un ambiente alieno e metallico come quello di un laboratorio. Dopo aver realizzato alcuni schizzi in pianta e in sezione del laboratorio, mi accinsi a fare le prime prove preliminari, ma mi resi ben presto conto che quel tipo d'ambiente non era adatto alla copertina di un CD, inoltre non riuscivo a "sentire" emotivamente la scena, rendendomi difficoltoso il processo creativo: ci voleva un altro tipo di palcoscenico, magari a sviluppo verticale senza limiti volumetrici in alto e in basso.

Tempo fa stavo per cimentarmi in una realizzazione personale, che aveva come protagonista un tempio alieno dalle caratteristiche molto simili alle ambientazioni del film Alien, infatti, avevo intenzione di ispirarmi alle tematiche bio-meccaniche proprie dell'artista grafico H.R. Giger. Mi venne allora in mente che sarebbe stato l'approccio ideale per The Cage, e vidi davanti ai miei occhi il progetto finito: forse questa è la prima volta che il risultato finale è la perfetta materializzazione dell'idea di partenza. Cominciai quindi a buttare giù i primi schizzi che mi consentirono di iniziare la modellazione della scena. Ovviamente LightWave era il candidato giusto. In parallelo dovetti definire il materiale che caratterizzasse l'intera ambientazione: avevo bisogno di ottenere un aspetto metallico delle superfici senza utilizzare materiali riflettenti, quasi per caso riuscii ottenere quasi subito quello che volevo.

Realizzai tutti i motivi per le mappature utilizzando Personal Paint 7 della Cloanto su Amiga: per gli archi d'ingresso dei tunnel usai come riferimento la scansione di un disegno fatto a mano, che servì anche per la modellazione. A mano a mano che il progetto evolveva mi resi conto che avevo bisogno d'effetti realizzabili grazie al motore di rendering volumetrico di LightWave 5.5: ottenere le stesse cose in maniera diversa mi avrebbe fatto perdere tempo e i risultati non sarebbero stati gli stessi. Inoltre dovevo fare i conti che l'elevato numero di poligoni che poteva raggiungere la scena, oltre alla mole di calcoli per rendere le superfici trattate con le texture frattali, e con densi motivi per il bump-mapping che occupavano tutto il campo visivo. Inizialmente decisi di allestire la scena con l'ausilio dell'Amiga 4000, facendo prove su zone limitate, ed eventualmente procedere con test più completi sul PC 133 dell'ufficio, ma anche in questo modo la buona riuscita del lavoro era compromessa dai lunghi tempi d'attesa necessari al 4000 per portare a termine anche piccole prove: ciò mi avrebbe costretto a giungere a compromessi per non dilatare in maniera eccessiva i tempi di produzione. Decisi quindi che era giunta l'ora di passare a hardware e software più produttivo, mi attrezzai quindi con una macchina più potente e aggiornai LightWave all'ultima versione.

Le prime prove di rendering dell'altare al centro della scena entusiasmarono il cliente per le scelte dei materiali e delle forme, perciò procedetti in maniera spedita seguendo la strada appena intrapresa nell'allestimento della scena.Una volta composta la scena come da progetto, fu il momento di realizzare un set di luci che creasse l'atmosfera giusta, lavorando in parallelo sugli effetti volumetrici del fumo e delle sorgenti luminose. In seguito dovetti migliorare i materiali in rapporto all'illuminazione del set, e aggiungere di volta in volta nuovi oggetti e dettagli per non rendere troppo scarno l'ambiente.Il drappo che nasconde in parte la chitarra fu una delle ultime idee, assieme alle scariche d'energia che colpiscono la gabbia.

Le ultime migliorie e correzioni hanno richiesto tempo, pazienza ed un certo sforzo, dovendo analizzare il lavoro fatto fino a quel momento in maniera oggettiva. Le pagine interne del libretto sono state create nel giro di una settimana, riprendendo in parte l'idea iniziale del laboratorio ma mantenendo lo stile della copertina.
Ecco alcune cifre per dare un'idea della mole del lavoro:

- 81 oggetti.
- 173855 punti.
- 167983 poligoni.
- 71 materiali.
- 18 mappature realizzate a mano e 2 scansite.
- 56 sorgenti luminose di cui 37 volumetriche, e 6 trattate con le "Lens-flares".

La Genesi